giovedì 2 giugno 2011

Chi critica la critica?

eterna lotta fra bene e male che si ripropone fino in fatti d'arte. le sfumature abbondano e addio chicchiere... cosa stabilisce la grandezza d' un' opera o la sua meschinità se non la lente da cui si osserva? sicuri di non essere daltonici nel dar del rosso al verde e viceversa? in un placet o un colpo di spada c' è una lotta sorda, fonda, che chi critica professionalmente non lascia emergere. nel migliore dei casi una segreta militanza, ossequiante, fangosa, alla propria causa. e così viene da pensare che l' impossibilità di contraddirsi immiserisce. già, l' artista è più bello se incoerente, quando alla sua giacca sono appiccicati profumi di ennesima svolta. roba che un critico probabilmente non potrà mai assaggiare.
ma questo lo pensiamo noi che siamo senza crucci per verità di alcun tipo, non ne abbiamo la passione, diciamo così...e, da buone crapule, ci limitiamo a sentire con la pancia.

2 Commenti:

Al Fahridi ha detto...

Benvenuto Ferguelio.
Tema eterno quello che proponi, oggi più che mai d'attualità, in un momento in cui la critica e l'industria editoriale creano generi e canoni che, a stretto e rigoroso sguardo, poco hanno a che fare con l'arte (quando ci penso mi fa ridere: oggi un libro come La gaya scienza te lo venderebbero nel genere: self-help, tipo come vincere la depressione). Nel critico, a mio avviso e in senso neutro, c'è comunque, sempre, un guardone sterilotto; e forse la critica più feconda (quano non è di carattere semplicemente divulgativo) è quella che viene dagli artisti stessi (ecco per esempio borges che parla di letteratura Europea, Kundera di Cervantes, Nietzsche dei greci, baudelaire di Wagner etc)
crapulità

Ferguelio ha detto...

è fantastico ascoltarli parlare. guarda, se non lo hai già fatto, il contrappasso a cui Neil Gaiman ha costretto la critica in un film fantasy: Lady in the water. io l'ho trovato geniale nella sua semplicità