giovedì 2 giugno 2011

Nietzsche vs Doestoevskij: due facce per una moneta.

uno dei punti cruciali dell' avventura culturale in occidente è l'incontro-scontro fra due ragioni opposte: Nietzsche e Dostoevskij. quanto si siano nutriti rispettivamente l'uno delle idee dell' altro è cosa facile da constatare. l' attrazione per gli opposti, quegli opposti di cui si finisce per ammirare e rispettare l'intelligenza, che forniscono sangue fresco alla nostra sete d'argomenti, il dovere di assimilare la natura del nemico e le varianti innumerevoli dei suoi probabili attacchi: la scrittura come atto violento, anche qui, come lotta. la lotta e il gioco, impossibile epurarne la vita. il materiale psicologico fornito dal Dosto era riconosciuto prezioso per opposizione, attenzione assoluta del filosofo baffuto ai demoni del romanzo: la lettera del portatore di croce ricopiata parola per parola: il tipo del nichilista indifferente, apatico che non crede di credere. con apparente candore il russo andava a recidere il cuore pulsante dell' ideologia anticristiana, aristocratica sviluppata di testo in testo dal polacco. ma chi può scattare un' istantanea tanto suggestiva al "male" se non uno che l'abisso lo ha frequentato, si ci è seduto, ne ha annusato l' afrore? lo scrittore in fondo è come un cronista. un professionista serio è sul posto per avere la notizia di prima mano. ed eccoli lì entrambi a guardare nel baratro e a cavarne reciprocamente soluzioni altre, a corteggiarsi le idee divergendo negli approdi: declinazioni diverse dello stesso vuoto.

2 Commenti:

Alonso Quijano ha detto...

Ho letto in Cioran, a proposito di questi due, ad esempio, che la filosofia prende gran parte delle sue idee dalla letteratura. Si nutre, appunto, dell'abbondanza psicologica del romanzo, ultimamente, visto che la poesia errando va! D'altronde le contraddizioni nicciane, che tendono tendendosi a ribaltare i valori, a vedere il vuoto e a considerarlo "non a perdere", sono ciò che manca al nichilista dostoieschiano, che non è futuribile, non immaginabile ora, così limpido e supremo, ora che non è più russo come una volta.
E poi, caro Ferguelio, negli abissi i luoghi oscuri sono la norma, e orse quello che si condivide sono le ombre delle ombre dei nostri pensieri. E questi qui ne hanno visto - e quante! - di ombre.
Crapula.

Al Fahridi ha detto...

Che Alonso di classe! io devo dire che prima di cadere nelle mani del baffo mi entusiasmavo col russo. Certi brividi dietro la schiena (non pruriti, brividi, ho detto!), solo taluni libri del russo, tutt'ora...